Romanzo d'una signorina per bene di Anna Vertua Gentile pagina 13

Testo di pubblico dominio

indisposizione improvvisa, un crampo! La signora Marri, che allargava le sue ali materne anche su Lucia, ritta su 'l limite estremo della spiaggia, su la sabbia umida, si smaniava a sventolare il fazzoletto, a chiamare. «Tornate indietro!… A riva! a riva!… Oh Madonna, che ragazze arrischiate!… Indietro! indietro! Qualche giovinotto faceva mostra di impietosirsi di quelle ansie materne, si tuffava nell'acqua, nuotava con foga per raggiungere le imprudenti e consigliarle al ritorno. Spesso erano parecchi i caritatevoli giovanotti, che per tranquillare la madre nuotavano a la volta delle figliuole. Ed allora il ritorno era gaio e festoso. Ma quando le signorine uscivano sgocciolanti dal mare, i rimproveri fioccavano fitti. Non riuscivano però a mortificarle, specie le tre sorelle, che rimbeccavano gentilmente la mamma, dandole della paurosa, dell'esagerata, che guastava loro il piacere non lasciandole godere in pace. E non di rado finivano con allungarle il muso. Lucia, non appena fuori dell'acqua, si avvolgeva, nell'accappatoio, che Adele, la quale l'accompagnava sempre, le buttava prontamente su le spalle, e entrava subito in cabina a vestirsi. Ella non aveva l'abitudine di gingillare su la spiaggia drappeggiata nel bianco mantello come facevano le amiche e quasi tutte le signore e signorine, le quali passeggiando o in molli atteggiamenti sdraiate su la sabbia, flirteggiavano con il terzo e il quarto nella confidenza favorita dal bizzarro costume. Ella, sempre con Adele, si vestiva subito dopo il bagno e uscita dalla cabina, non si fermava a la spiaggia che il tempo necessario a non parere scortese; poi, via al suo nido, al di là dello scoglio. Sì che, i giovinotti non avevano il tempo di farle la corte e se ne dovevano stare con il desiderio di avvicinarla, di parlarle, di sentirla parlare. Il giovine ufficiale d'artiglieria, si faceva notare da tutti per il modo con cui la seguiva degli occhi, senza osare di accostarsele. Ella aveva un contegno tale, senza essere nè seria nè impettita, che nessuno, neanche dei più arditi, avrebbe osato scherzare e ridere con lei, come facevano con le altre signorine. «È una superbiosa!—si mormorava. «È una poseuse!—osservavano le signore. Ma tutti sapevano di lei, che oltre ad essere bella era anche ricca, una ereditiera; cosa che faceva perdonare a la superbia e trovar naturale la posa. Poi che veramente, fra tutta la vivace elegante schiera di signore e signorine della spiaggia, Lucia, alta e snella, dal viso fine animato da due magnifici occhioni scuri, era certo quella che maggiormente colpiva e attirava. Non sfoggiava; tutt'altro. Vestiva sempre abiti lisci di percale a colori smorti; in testa usava un cappellone a larghe tese, quasi sguernito. Semplicità che si criticava, come una posa anche quella. Un giorno corse per lo stabilimento un guizzo di curiosità, a l'approdare d'un elegantissimo cutter, dal quale uscì un giovine alto e biondo seguito da sei marinai in costume bianco con fusciacca turchina. Erano corsi tutti a vedere, ad ammirare la leggiera imbarcazione; gli uomini in mutandine da bagno; le signore e le signorine, chi ancora vestite, chi avvolte negli accappatoi. Il giovine signore, che si indovinava proprietario del cutter, si arrestò un momento a guardarsi in torno; poi, con passi affrettati andò ad inchinarsi dinanzi a la signora Marri. Dopo alcune parole scambiate rapidamente, questa si alzò dal sedile e si fece su la riva additando le fanciulle che nuotavano. Adele, lì presso, con l'accappatoio su 'l braccio, guardò con qualche sorpresa il signore, che non a pena l'ebbe riconosciuta, le si fermò dinanzi. «Riverisco signor Svarzi!—fece la cameriera timidamente. Il signor Svarzi strizzava gli occhietti miopi di sotto le lenti, per vedere Lucia, che nuotava tra i flutti gorgoglianti, mentre su 'l capo scoperto, il sole le ingemmava, delle sue iridi variopinte, la chioma bruna sparsa di goccioline, e i cavalloni parevano accarezzarla. «Signorina Lucia!—gridò il giovine facendo delle mani ale a la bocca. «Lucia! vieni!—gridò a sua volta la signora Marri. La fanciulla si avanzò agilissima finchè toccò terra. E come si rizzò e vide il giovine, si rabbruscò in volto, salutandolo freddamente mentre si snodava i capelli che le si sciolsero intorno scintillanti e lunghissimi. Adele la avvolse subito nell'accappatoio e la seguì in cabina, dalla quale uscì prestissimo, stretta nella vesticciuola azzurra, il cappello in mano, tutta fresca e rosea; un vero amore. Ma era un amore rabbuiato. Porse la destra al giovine, che si chinò a baciarla con evidente emozione; disse sotto voce alcune parole che parvero un rimprovero a giudicare dall'espressione del volto del giovine, e con la cameriera, lasciò la spiaggia. Il signor Svarzi chiamò i marinari, salutò la signora Marri e le signorine e saltò nel cutter che si staccò e prese il largo. *
* *
Il sole, al tramonto, si perdeva su la marina, in lontananza, in una nebbia di fuoco e l'aria spirava fresca e profumata dalle gaggie in fiore. Lucia, ritta dinanzi al parapetto del terrazzo, rileggeva la lettera ricevuta poco prima da zia Marta. Era una lettera impressionante. Diceva del gran lusso introdotto nella villetta; diceva dello spreco pazzo di denari che gli sposi facevano nel loro viaggio. «Il tuo povero papà ha perduto la testa—si sfogava la zia—spende e spande che neanche un Nabab. Il ragioniere capo della casa è impensierito; venne a confidarmi le sue ansie come a la persona più intima del padrone. A la fabbrica non so come procedano le cose. Ma mi hanno detto che furono licenziati parecchi operai, e limitati i lavori. L'ingegnere Del Pozzo sorveglia, lavora, non lascia la fabbrica che a notte fatta per rientrare il mattino prestissimo. Ma anche lui mi pare preoccupato; ed è un continuo spedire e ricevere telegrammi fra la casa e il tuo papà. Vorrei sbagliarmi, ma fiuto nell'aria qualche tempesta. Sono venuta a sapere che la signora Rabbi era ingolfata nei debiti, e che lui, lo sposo, li dovette pagare prima di sposarla. È una sposa, è un amore che costano cari al povero uomo. Ma egli scrive biglietti smaglianti di felicità. La passione lo ricinge intorno d'una fascia di luce vivissima che lo abbaglia ed accieca. Ma io mi chiedo: «Come andrà a finire tutto ciò?… Adesso sono a Parigi, e fanno vita larga; poi andranno a Londra, quindi a Berlino e in fine a Pietroburgo; dovunque, dove la bellezza della sposa possa essere ammirata, e invidiata la fortuna del marito. Ma per tirar via a menare una vita compagna, non bastano certo le rendite d'un industriale a pena due volte milionario. Io comincio a preoccuparmi della cosa, te lo confesso. E tu non ci pensi?… Tu, parte interessata, lascierai correre l'acqua senza frapporre un ritegno?…» A questo punto della lettera, Lucia alzò le spalle. Che ritegno poteva mai frapporre lei?… Aveva ella diritto di fare osservazioni a suo padre?… Poteva forse intromettersi in cose tanto delicate, senza parere presuntuosa, ardita, magari spinta da sordide intenzioni d'interesse?… Si sentì scottare la faccia a questa idea, che la offendeva nella sua delicatezza. No, non poteva; no, non voleva; sopra tutto, non voleva. E poi sua zia per certo esagerava. Possibile che suo padre fosse acciecato a quel punto?… Lui che aveva fatto la sua fortuna a forza di onesta accortezza, di economia, di ordine?… Possibile che la passione, per quanta forte, gli facesse dimenticare i suoi doveri verso di lei, l'unica figliola, e verso la società della quale s'era meritato la stima?… che gli offuscasse nell'anima il sentimento della dignità, lo isolasse per così dire, da tutto e tutti assorbendolo completamente?… No; ciò non poteva essere; per quanto bella, per quanto affascinante, una donna non può staccare un gentiluomo da suoi più legittimi, più santi doveri!… La zia doveva per certo esagerare, povera donna! Chiuse

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Argomenti: tempo necessario,    bianco mantello,    limite estremo,    viso fine,    costume bianco

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