La sposa persiana di Carlo Goldoni pagina 10

Testo di pubblico dominio

T'accheta; non è Ircana mendace. FATIMA Ella che l'insultassi può sostenere? L'afferma Francamente il suo labbro? TAMAS E Curcuma il conferma. FATIMA Curcuma? scellerata! Quella, che un rio veleno... TAMAS Doveva alla mia schiava dar, per tua legge, al seno. Ma il cielo... FATIMA Ah non è vero. TAMAS Perfida! FATIMA Ah son tradita. TAMAS Indegna d'uno sposo, indegna della vita. Togliti agli occhi miei; non vi sarà chi invano Teco d'unirmi ardisca col cuore, o con la mano; E se volesse il padre, a forza, e a mio dispetto, Ti caccerei, ribalda, questo pugnale in petto (sfodra un pugnale). FATIMA Aita... Scena sesta Machmut, e detti. MACHMUT Olà, che tenti? TAMAS Minaccio, e non ferisco. MACHMUT Chi minacci? TAMAS Un'indegna. MACHMUT Sei tu? (a Fatima) (Non lo capisco) (da sé). FATIMA Son io quell'infelice, che ha la gran colpa in seno D'aver alla sua bella... TAMAS Preparato il veleno. FATIMA Ah mi fulmini il cielo! orrida sepoltura M'apra quindi la terra, se ciò fia ver. TAMAS Spergiura! MACHMUT Fatima, ti allontana. FATIMA Pietà! TAMAS Parti. FATIMA Obbedisco. Miratemi signore, m'insulta, ed io languisco (a Machmut). Soglion le spose in Persia, per gelosia di schiave, Chiedere esse il divorzio, e a me par duro, e grave Poiché se per destino seco mi sono unita, Mi han per destino ancora, quegli occhi suoi ferita. Vendetta non domando, vendetta non procuro; Veleni non conosco, tocco la fronte, e il giuro. Pietà chiedo allo sposo, se invan gli chiedo affetto: Ecco la sua pietade, m'alza un pugnale al petto. Morirei pria di dirlo al Muftì o al Divano, Lo dico al genitore, che per il figlio è umano. Bramo la di lui pace, bramo, che mi ami, e viva; Io morirei più tosto ch'essere di lui priva. Signor, voi padre siate di me qual dello sposo, Nuora non abbandoni il suocero amoroso. Attenderò il decreto, pene, supplicii, e morte; Tutto, fuor che staccarmi dal mio crudel consorte (parte). Scena settima Machmut e Tamas. MACHMUT Misera, sventurata! TAMAS Colei... MACHMUT Taci, e m'ascolta. TAMAS Non conoscete il cuore... MACHMUT Rispettami una volta! TAMAS Vi ascolterò. MACHMUT Tu celi sotto ragion mendace L'amor, che nutri in seno per una schiava audace. Di questo amore indegno niun ti contrasta il foco; Si tollera, si tace, e per te ancora è poco? Tace, e tollera un padre, lo fa la sposa istessa; Tu il genitore insulti, vuoi la consorte oppressa... TAMAS Una consorte indegna... MACHMUT Taci. TAMAS Che per vendetta... MACHMUT Taci. TAMAS Non parlo. MACHMUT Ardito! m'ascolta, e mi rispetta. Che far puote in un giorno, anzi in poch'ore appena, Al talamo guidata, figlia di rossor piena? A preparar veleni, a meditar fierezza, Tempo vi vuole, e un'alma ai tradimenti avvezza. Sciocchi pretesti indegni d'alma ribalda e nera, Sedotta da una schiava, che le comanda altera! Empio, col ferro in mano minacci una donzella? Ecco perché l'Europa barbari noi appella; Non per le leggi nostre, non per il culto al Nume, Non perché di scienza in noi non siavi il lume; Ma perché un uom lascivo, pien di scorrette voglie Al piacer d'una schiava sagrifica una moglie. TAMAS Permettete, ch'io parli? MACHMUT Oh traccotanza estrema! Non lo permetto ancora; odimi, audace, e trema. Trema del tuo destino, trema del tuo periglio: Odi a che mi esponesti, ingratissimo figlio. Non si conosce in Persia nobiltà de' natali; Fuor della regia stirpe, tutti siam nati eguali, E quel più si distingue fra noi, che ha più fortuna, Quel, che ha gli onori in casa, e le ricchezze aduna. Lo sai che il padre mio per Angli, Ispani, e Galli Con le sue man pescava le perle, e i coralli; Ei col denaro, a forza di sudori acquistato, Mi ha questo pingue officio di finanzier comprato; Ed io per le gabelle, esposto a gente ardita, Mille soffersi ingiurie, ed arrischiai la vita. Or tu, che unico sei, d'ogni mio bene erede, Cui, dopo me, comprata ho la medesma sede, Tu, ingratissimo figlio, anzi che sollevarmi, Con onte, e con insulti vorrai precipitarmi? Sai pur, che ogni pretesto serve al giudice avaro A togliere in Oriente le cariche, e il denaro. E sai che facilmente soggetto è a tal periglio Anche il padre innocente, per le colpe del figlio. Tu minacciar la sposa? Tu con il ferro in mano, Minacciar la figliuola del terribile Osmano? Sai tu qual pena avresti, se incauto l'uccidevi? (E ucciderla pur troppo, s'i' non venia, potevi). Ecco la legge: un reo, che abbia talun svenato, Conducesi da' schiavi al tribunal legato; Fatto il processo in breve, confesso, ovver convinto, Consegnasi ai parenti dell'infelice estinto; Ed essi, con tormenti inusitati, e strani, Dell'uccisor nel sangue si lavano le mani. Anche le donne stesse, per legge altrui celate, Sono per tai tragedie in libertà lasciate, Con l'ugne, e con i denti straccian le carni, e i crini Avide di vendetta, fiere più de' mastini. Di', che ti pare? Ircana merta d'avere il vanto Che il suo signor per lei s'accenda, e arrischi tanto? TAMAS Posso parlar, signore? MACHMUT Parla, sì, tel concedo. TAMAS Padre, se per Ircana... MACHMUT Osmano è quel, ch'io vedo (osservando verso la scena). TAMAS Se per Ircana il petto... MACHMUT Parti. TAMAS Ma dunque invano Potrò sperar, signore... MACHMUT Lasciami con Osmano. TAMAS (Non so che dir; dal padre il cor mi si divide, Fatima mi tormenta, ed Ircana mi uccide) (da sé e parte). MACHMUT Parmi commosso, oh cieli! Tamas, lo sai, se ti amo, Ma il periglioso laccio veder troncato io bramo. Scena ottava Osmano e Machmut. OSMANO Che ha Fatima, che piange? MACHMUT Non lo chiedesti a lei? OSMANO Mostra di non saperlo. MACHMUT Io più nol chiederei. OSMANO Odimi: due poeti del seguito festoso Cantano della sposa le lodi, e dello sposo; Ma in mezzo ai loro canti, in mezzo ai loro accenti, Framischiano sovente le satire pungenti. Fatima (un di quei dice), Fatima è mia sovrana, Ma dovrà star soggetta alla mia schiava Ircana. Fatima un sol rassembra (l'altro poeta disse), Ma un sole, a cui minaccia l'altro pianeta ecclisse. Io loro avrei d'un colpo tronca la testa, e 'l canto; Rispettai le tue soglie, l'ira frenai; ma intanto, Dimmi tu, che il saprai, chi è quest'ardita Ircana; Che potrebbe a mia figlia comandar da sovrana? MACHMUT Ah indegni, scellerati satirici cantori, Che or fanno i maldicenti, or fan gli adulatori, E quando dicon bene, e quando dicon male, Sempre in lor l'interesse alla ragion prevale! Possano andar raminghi per l'Asia, e mal pasciuti, Come in Europa sono in obbrobrio venuti, Sbanditi dalle genti cotai spiriti inquieti, Derise, e svergognate le satire, e i poeti. Odimi, Osmano, il vero celar fia cosa vana Mio figlio ama una schiava, il di cui nome è Ircana. OSMANO Che ami una schiava, è poco; ne ami anche dieci, è nulla; Sposa soffrir lo deve, sia donna, o sia fanciulla. Basta, che non ardisca per un amore insano Tenere a lei soggetta la figliuola di Osmano. MACHMUT No, non temer. OSMANO Se invano temer ciò si dovesse, Non sentiriansi i vati cantar satire espresse; Le donne dagli eunuchi han preso l'argomento, E Fatima è ormai resa l'altrui divertimento. MACHMUT Da un padre, e da un amico chiedo consiglio, e aita. OSMANO Odimi: a quante schiave questa superba è unita? MACHMUT Quelle del genitore non son quelle del figlio. Le sue dieci saranno. OSMANO Eccoti il mio consiglio. Dieci donne son troppe; vendi l'audace Ircana. Cesserà ogni periglio, quando è costei lontana. MACHMUT Facciasi. OSMANO Ogni dimora può assassinare il cuore Di un figlio affascinato. MACHMUT Si cerchi il compratore. OSMANO Come è costei? MACHMUT Vezzosa. OSMANO Giovine? MACHMUT Giovinetta. OSMANO Lavora? MACHMUT Nel ricamo l'ho trovata perfetta. OSMANO La comprerò. MACHMUT A qual prezzo? OSMANO Vederla, e si contratti. MACHMUT Fra due, che giusti

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Argomenti: amore indegno,    giudice avaro,    periglioso laccio,    amore insano

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